| Le giornate si allungano, le mattine le passo all’istituto tecnico, i pomeriggi vado in parrocchia a fare gli esercizi con l’organo (giammai potremmo permetterci un piano in casa), qualche volta mi faccio due videogame ed il sabato sera vado in giro con Ale, Danilo e Metallico, i miei amici di sempre. Ne abbiamo passate di cotte e di crude insieme, quante risate. Raramente viene pure Vanallen, amico di Metallo, di solito andiamo al centro sociale o al Golden Burger. Quest’inverno spasimo per Lisa, la ragazza con le tette più grosse dell’Itc. Mooolto carina. Frequenta il secondo anno del mio stesso corso. Io sono ancora al terzo perché mi hanno bocciato al primo aeronautico, allora Don Alfio mi ha salvato dalla mamma convincendola ad iscrivermi a ragioneria e vietandomi di suonare l’organo alla fine di ogni quadrimestre. Lisa non parla molto e anche se bacia bene confesso che ho perso interesse dato che in fin dei conti le sue tette non le ho sfiorate per niente… “Wake up, wake up” è il ritornello di una canzone che mi piace oggi e parla di cristiani e di re. Dovrebbe essere un pezzo dei China Crisis e non vanno per la maggiore, ma il panorama musicale alle radio catanesi è all’avanguardia ed i dj si danno da fare con REM, Pixies, Cramps, Cure, CCCP ed i magnifici Smiths… Wake up, mi tiro sù quel lunedì di Pasqua con il pensiero che forse il compito di Don Alfio non è poi così male. Passerò una giornata al boschetto, mangerò le cotolette che prepara la mamma, sicuramente troverò qualcuno per fare uno spino e stasera suonerò quel fottuto piano elettrico che il Don ha procurato. Vado in parrocchia tagliando per l’incolto, una collina affidata agli scaricatori abusivi, più che altro evito tutti i gitanti con le loro macchine cariche di cibarie, bambini festanti e padri in carne ed ossa… Io e la mamma un mezzo non ce l’abbiamo mai avuto, le giornate di festa stiamo in casa o al massimo in gita con la parrocchia, ma spesse volte rifiutamo perché non possiamo pagare la retta di partecipazione. Credo Don Alfio lo sappia, tuttavia ci lascia almeno questo briciolo di amor proprio. A volte io insisto e la mamma mi manda da solo ed anche se il mio pranzo a sacco è composto da un panino al prosciutto, alla fine della giornata sono quello che ha mangiato di più, perché tutti offrono qualcosa al Don e lui mi allunga una fetta di parmigiana, una frittata di patate, una cotoletta, una mela. Ci fu una volta che mi diede tanta di quella roba che io la portai alla mamma. Lei che fa? Scappa nell’altra stanza e singhiozza tutta la sera. Da allora non porto più niente in casa ed odio in modo definitivo le feste. Il cortile della parrocchia è pieno di ragazzini urlanti e bandierine colorate. Faccio ciao a Ferro, Ruggero, Maxi, Blechendecher e Linus che faranno servizio d’ordine, ma il lato femminile scarseggia. Solo Enza (amica di Lisa) e Flori tengono alto l’umore. Saliamo sul bus affittato dal Don e ci accomodiamo agli ultimi posti strimpellando le solite vecchie canzoni. Il tragitto è così breve che non ci scaldiamo neanche e scendiamo nel boschetto popolato di bambini, accompagnatori più o meno giovani, scout, qualcuno urla e si rincorrono in parecchi, ho già mal di testa, però Don Alfio ci sà proprio fare. Il palco è da un lato del laghetto e capeggia su un anfiteatro naturale, leggermente in salita. Io vado istantaneamente a verificare la strumentazione. Il piano c’è davvero. Caazzo non sò resistere alla tentazione di sedermi a provarlo. Naturalmente non sono collegato all'amplificazione, ma non è una cosa importantissima: nella mia mente fraseggi di Bach si contrappongono per incanto… Note su note… Mano destra, mano sinistra, diteggiatura… finchè Maxi, l’elettricista della situazione, non pensa di accendere tutto ed un turbine di note si riversa sul boschetto. Non è per vantarmi, ma sono davvero dotato, infatti il mio insegnante ci rimette economicamente, anche se ha la gratitudine eterna di Don Alfio… Mentre abuso di Mozart e dei suoi rondò turchi una mano mi scuote una spalla. -Non è che cantiamo “Build” tutti insieme?- Mi volto e vedo Marcella, una delle ex di Ale, in compagnia di una tipina veramente niente male. No, dico davvero, moooolto carina, indossa l’uniforme scout… il fascino della divisa… -E’ chiaro che te la faccio… la dedico a Marcella e…?- -Sandra, piacere.- fa l’altra porgendomi la mano ed io gliela prendo e senza lasciarla dico tutto di un fiato –Io sono Stefano, Steven per gli amici, frequento l’Itc a San Leone ed i miei interessi sono la musica e la Formula 1-. Cavolo, però ha dei fari blu al posto degli occhi, se non smette di fissarmi rimango accecato. -Strano però, niente calcio?- dice Marcella spezzando l’incanto. Lei mi conosce bene per via delle serate passate a cazzeggiare con Ale e gli altri, chiaro come il sole che appena si allontanano le racconterà vita, morte e miracoli, così parto in prima vomitando una analisi critica del pezzo degli Housemartins, che in fondo è solo un giro armonico in Sol maggiore. -Allora ce lo suoni o no?- dice Sandra e noto che parla con la bocca stretta. Chissà come baci amore, penso io e non mi riesce a trovare l’attacco del pezzo quando si intromette Blechendecher e attacca: –(Sol!) Canrrimeni ... (Mi minore!) Bebba buu…(Do e re!)- -Minchia che inglese!- faccio io e ridiamo fino alle lacrime, quasi a cedere per terra, ma lui continua imperterrito –(Sol!) Beel…(Mi minore!) Pappappappa beel…(Do e re!)- Credo gli piaccia Marcella, ma secondo me non ha speranze. -Beh ci vediamo in giro- dice Sandra. Avrà urgenza di interrogare l’amica… -Ciao ciao- faccio io a malincuore. Arriva Don Alfio e incombono gravosi compiti di ordine pubblico… Ma vi becco… eccome se vi becco! Il servizio, come volevasi dimostrare, si limita a non perdere di vista i ragazzini che hanno in testa un cappellino blu con scritto sopra “San Leone 1988” e qualcos’altro, del tipo “insieme”, oppure “…e vissero felici e contenti”. La cosa comunque non è particolarmente difficile: noi grandi pattugliamo il boschetto in coppie (è arrivata anche la mamma con alcuni catecumeni) ed i ragazzini urlano e si schiantano contro quelli delle altre parrocchie. Il pericolo sono solo i cavalli. Quelli del maneggio, che di solito hanno il campo libero, continuano ad invadere il lato nord del parco. A quei bastardi non basta di aver riempito di merda il nostro boschetto, ma lo hanno trasformato in un percorso ad ostacoli! Stronzi a sei zampe! D’altronde l’unico cavallo buono è un cavallo alla griglia. Fumo una camel guardando di traverso Blechendecher, quando dal sottobosco emergono delle siringhe… -Oh cazzo,- dico sconsolato al mio socio Ferro –questa proprio non ci voleva… Ma non si possono accannare come tutti gli altri? L’eroina è così anni ’70… Chiama Alfio, và!- Ferro parte in cerca del Don ed io chiamo in cerchio tutti i ragazzini, facendomi aiutare dai più grandetti. -Così, bravi, fate piano…- e noto con preoccupazione che qualcuno ha le scarpe aperte. Più che altro bambine e c’è poco da saltare e ballare come fanno quelle, quando se ti pungi minimo ti becchi un’epatite, per non parlare di Aids. Lo sò bene perché a scuola ci fanno una testa così invitando dottori e professori d’ospedale. -Allora birbanti- arriva Don Alfio annuendo al mio dito che indica le scarpe aperte –adesso il programma cambia un attimino-. Attimino la chiama lui l’epatite col dispenser. -Ci avviamo verso il bus dove faremo qualche gioco in attesa dell’ora di pranzo.- Perfetto! Loro fermi lì controllabili da un paio di noi ed io libero per i boschi… Appena arrivati invece mi tocca fare animazione. Cose del tipo “se sei felice tu lo sai batti le mani”, oppure “Ci son due coccodrilli ed un orango tango”… Cioè, ma mi rendo conto??? Alla fine riesco a sganciarmi solo dopopranzo e con Maxi scompariamo per rullare uno spino. -Aaah… Mariaaa.- faccio alla prima boccata e Maxi col suo fare da uomo vissuto –Già! E di prima quuualità!- Poi agita le mani e tiene dentro quanto più fumo possibile. E’ il suo modo garantito per sballare. Prima poi scoppierà. Oppure gli uscirà il fumo dalle orecchie. D’improvviso il mondo prende una prospettiva nuova, suoni morbidi, colori intensi. È tutto così tranquuiilllo… Mi ritorna in mente un incontro in sospeso e trascino Maxi verso la civiltà gridando TI PRESENTO UNAAAA! Non giriamo a lungo quando incontriamo Marcella, Sandra e Blechendecher che passeggiano sul lato ovest. Quello stronzo di Blechendecher con chitarra al seguito insidia Marcella (che io mentalmente ho già collegata a Maxi). La poverina non appena ci vede fa un sospiro e si avventa su di noi chiedendoci questo e quello solo per scrollarselo di dosso. Sandra mi guarda sottecchi mentre scambia i convenevoli con Maxi. Blechendecher scappa via al gesto che si merita una bella tagliata di faccia. Sandra invece si avvicina sorridendo. Mi punta addosso i suoi occhioni blu e noto che ha le labbra coperte da un impercettibile strato di lucidalabbra. -Sai che suoni davvero bene il piano? Da chi hai imparato? E’ molto difficile come strumento? Amo mooltissiimo la musica, qualche anno fa ho comprato una chitarra, ma non sono andata molto avanti- ride scuotendo la testa. -In realtà ho imparato l’organo in parrocchia. Mi ha insegnato Suor Anna. Adesso vado a lezioni qualche ora la settimana dal maestro Cipria e lui dice che fra un anno ci sono buone possibilità di prendere il titolo di studio, organo liturgico da esterno, spero di fare bella figura. Poi finirò l’ITC.- Le parole mi escono così, è la prima volta che mi succede con una che mi piace. La prima volta senza dire stronzate intendo, come se la conoscessi da sempre. Ma forse è solo l’erba… Marcella osserva Maxi da vicino, poi sgamona viene da me guardondomi dritta negli occhi e dice a denti stretti –Avete fumato... potevi chiamarmi-. -Siii figurati, col Blechender che vi tiravate dietro, Quello come minimo faceva il telegiornale. E poi la maria ce l’ha Maxi, io soffro dello squattrinamento perenne ad libitum- Sandra ride. I suoi capelli sono nerissimi, tagliati a caschetto ed ogni volta che parla piega la testa da un lato scoprendo un orecchio pieno di perline ed anelli. -Io frequento la terza al Classico, perché non vieni a trovarmi qualche volta?- dice lei all’improvviso facendosi seria in volto. E’ arrossita un po’. Penso sia il momento giusto e le chiedo il telefono che lei prontamente mi appunta in uno dei biglietti della lotteria che gli scout portano sempre dietro. -Questo però costa 1.000 lire…- -Per te anche 1.200- dico io con fare magnanimo uscendo la l'ultima banconota dalla tasca dei miei Levi’s. Speriamo non mi rifili il numero di Radio Maria, tanto per rimanere in tema. Il biglietto è azzurro di carta riciclata e porta stampato il numero 35 poi con una calligrafia ordinata c’è scritto Sandra ed il suo numero. Mi viene spontaneo chiamarla Sandy. -O Sandy baby, can’t you see? I’m a misery...- le canto come John Travolta in Grease. Sorride, forse arrossisce, le piace Sandy. Stupendo. Maxi e Marcella si appartano, ne stanno rullando un’ altro e parlicchiano tra loro. Se qualcuno li vede penserà che si baciano. Un po’ d’inquetitudine si dipinge nel volto di Sandy, forse non fuma, caso raro comunque nelle popolari, verrà dai quartieri alti. Infatti mi dice chè è del corso Italia. Ti pareva. Se la porto a fare un giro a San Leone mi sputa addosso. Insomma, fumiamo questa canna in tre scambiando qualche parola e poi ci rituffiamo nel meraviglioso mondo dei giovani cattolici siciliani, bla bla bla… Davvero comincia a sembrarmi tutto meraviglioso. Dopo un paio di cannoni cosa sembrerebbe orrendo?
A dire il vero non ne ho mai abusato qualche volta è sbagliato, mi sento perso è solo che voglio esserti amico non ci sono secondi fini mi ritaglio solo il mio spazio fra le persone che ti piacciono. Ma tu difendi il tuo nome? Non hai vergogna di essermi amica? Forse hai solo bisogno di un buon amico.
Siamo chiamati per le prove dello spettacolo e Sandy e Marcella vengono con noi e se ne stanno sedute sul fondo sabbioso in riva al laghetto. Marcella è davvero fuori, quella lì la maria non la tiene per niente. Ha le labbra bianche e trema, mi sento un pò inquieto ed in un paio di pause mi avvicino e le dico che è solo un calo di zuccheri. –Mangia qualche caramella che ti alza la pressione- gli fa Maxi –non ti accollassare. Se ti mettiamo in posizione antishock attiriamo l’attenzione secondo te?- Marcella ride e si colora un po’ in viso. Maxi è bravo quando ti deve far svagare che magari sei un po’ troppo perso, diciamo verso il collasso. Strana persona comunque, si definisce completamente ateo eppure non vede l’ora di ficcarsi in situazioni come questa, di fare servizio per la sua comunità dice lui allargando le narici, oppure aiuta soltanto me e la mamma a mettere a posto la chiesa. Più di una volta il Don gli ha fatto uno di quei discorsetti sulla fede, ma lui niente! Un giorno mi ha detto che secondo lui il paradiso è il luogo dove più ti immagini di stare, come una specie di rindondanza della coscienza dopo la morte. -Non c’è altro, dai retta a me!- mi ha detto facendomi l’occhiolino. Io comincio a pensare che quando morirò andrò in un paradiso fatto come i quartieri popolari, cioè del tipo sei stato bravo, ma non è che ti diamo l’attico al lungomare… Fatto stà che Maxi e Marcella si piacciono, si vede da lontano e la trovo una cosa bellissima. Io sono ancora bloccato con lo spettacolo, in particolare c’è un passaggio che i ragazzini stentano ad imparare e poi non sopporto di avere Blechendecher alle spalle che dirige –Fai così… No cambia qui… Falli attaccare prima…- neanche fosse un direttore d’orchestra. A questo minchione gliela farò pagare prima o poi… Una volta con il Don di riserva (l’assistente di Alfio, Renato di Gela) siamo andati in campeggio sull’Etna, dopo Trecastagni. Niente di che, si stava solo un sabato, la domenica pomeriggio saremmo tornati e sono capitato in tenda proprio con Blechendecher che ancora portava il suo vero nome, chi se lo ricorda più? Beh, nel bel mezzo della notte sento movimenti nella tenda. Apro gli occhi e ti ritrovo Blechendecher che si mangia i biscotti della prima colazione riempendo di briciole la canadese. Oltretutto, non contento, mi tiene sveglio raccontandomi tante e tali minchiate sulla sua vita che da allora in poi fu Blechendecher perché le spara talmente grosse che ti trapana il cervello. Per sua fortuna non sono un tipo violento, basta non tagliarmi la strada. E la parte musicale dello spettacolo è territorio mio, cazzo! Il Don in persona mi ha investito della carica ed ora questo fa il dirigente senza aver fatto nessuna prova… Doveva studiare, la pallavolo, i calci in culo… Fatte le prove vado a cantargliene quattro e lui si prende davvero paura ed un po’ mi pento di averlo trattato male, tant’è che poi vado a scusarmi e Sandy che fa? Mi stampa un bacio nella guancia con un sonoro smack! -Sei l’uomo più dolce che abbia mai conosciuto, Stevie-. L’uomo? Sono un uomo per lei. Ho fatto centro nel suo cuoricino e lo devo a Blechendecher. La giornata volge al termine e lo spettacolo è accettabile, anche se i ragazzini della San Luigi mi scazzano un punto. La canzone comunque non è conosciutissima e nessuno ci presta attenzione, in più in qualche tempo morto mi chiedono di infilarci un sottofondo ed io suono un “Clair de Lune” di Debussy davvero bene che in tanti adulti vengono a farmi i complimenti. Un’accompagnatrice del San Paolo ha le lacrime agli occhi e mi dice che gli ho fatto rivivere un momento della sua vita (magari la sua prima scopata). Il maestro Cipria, c’è anche lui in un angolo, parlotta col Don. Annuisce, ma non sorride. Conosco il motivo. Ho suonato Debussy a memoria e qualche punto l’ho improvvisato, mi darà un centinaio di esercizi in più… La mamma è tutta gonfia tra le sue amiche che le fanno i complimenti, vive anche lei i suoi cinque minuti di fama. Sandy in prima fila applaude e si diverte un mondo con Maxi e Marcella che si tengono la mano ed hanno gli occhi rossi per la tanta maria che si sono fumati anche dopo il collassino. La serata finìsce e tutti ci portiamo stanchi verso il parcheggio. Cerco Sandy tra gli scout e le chiedo quando posso chiamarla. Lei si fa seria, stringe la bocca ed io temo che mi risponda di andare a quel paese, invece mi dice che nel mezzo della settimana andrebbe bene, mi bacia di nuovo la guancia e và via. Torno verso il bus per San leone che mi sento leggero e pesante, triste e contento nello stesso momento e la notte nel mio letto fatico a prendere sonno, perché sò che il giorno dopo comincerò a dimenticare il suo viso, il profumo che usa, il tono della sua voce…
Non t’eri mai innamorato prima di aver visto una stella riflessa in un laghetto. No, non eri mai stato innamorato poi hai visto l’albabella attraversare le colline dei pini. Eri quello col bel viso e stavi in giro quando sei caduto come unoqualunque. Non il primo maledetto ragazzotto a cadere sotto belli occhiblu che si è intrufolata dalle zone ricche a quelle povere oppure da quelle non molto ricche a quelle veramente povere ed ha rubato il tuo cuore.
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